Se hai mai visto l’acqua della piscina diventare improvvisamente verdognola o marrone dopo una clorazione, oppure hai notato macchie rugginose sul fondo e sulle pareti, probabilmente hai già incontrato il problema dei metalli disciolti. È uno di quei guai che sembrano “misteriosi” finché non capisci la dinamica: ferro, rame e manganese possono essere presenti nell’acqua di riempimento, soprattutto se arriva da pozzo o da tubazioni vecchie, e quando l’acqua viene ossidata dal cloro o quando il pH sale, questi metalli precipitano o si “attaccano” alle superfici. Risultato: macchie antiestetiche, acqua torbida e, nei casi peggiori, danni o incrostazioni su filtri, scambiatori e celle di clorinatori a sale.

In questo caso entra in gioco il sequestrante di metalli per piscina. Non è un prodotto “miracoloso”, e anzi il suo valore è proprio la prevedibilità: lega i metalli e li rende meno reattivi, riducendo la probabilità che si depositino o che colorino l’acqua. Se lo scegli e lo usi bene, ti evita tanti mal di testa. Se lo usi male, puoi comunque ritrovarti con macchie e confusione, e la tentazione di dire “non funziona”. In questa guida ti spiego come scegliere un sequestrante con criterio, quando usarlo davvero, come integrarlo nella gestione dell’acqua e quali prezzi aspettarti oggi sul mercato.
Che cos’è un sequestrante di metalli e cosa fa davvero
Un sequestrante è un “legante” chimico. In termini semplici, si aggancia agli ioni metallici presenti nell’acqua e li mantiene in una forma più stabile e meno propensa a precipitare. È un meccanismo di complessazione o chelazione: il metallo resta in acqua, ma è “incapsulato” dentro una molecola più grande e meno reattiva. Questo riduce le macchie sulle superfici e limita la formazione di incrostazioni metalliche su componenti tecnici.
Qui c’è un punto che chiarisce molte aspettative: il sequestrante, nella versione classica, non elimina i metalli dall’acqua come farebbe un filtro specifico o un ricambio d’acqua. Li rende gestibili. In alcune formulazioni, però, il prodotto può avere anche un effetto chiarificante o può favorire l’aggregazione di particelle che poi il filtro riesce a trattenere meglio. È il motivo per cui alcuni produttori descrivono un’azione “doppia” o “combinata”. Quindi sì, a volte dopo il trattamento noti particelle che finiscono sul fondo o che vengono catturate dal filtro. Ma la logica generale resta: il sequestrante è un controllo del rischio, non una bacchetta che “cancella” i metalli.
Quando serve davvero: i casi tipici in cui il sequestrante ti salva la stagione
Il caso numero uno è l’acqua di pozzo o, più in generale, l’acqua ricca di ferro e manganese. Qui il classico scenario è: riempi, fai cloro shock, e l’acqua cambia colore. Non è sempre alghe. A volte è ferro ossidato. In quel contesto, un sequestrante usato subito, insieme a filtrazione continua e aspirazione dei residui, può prevenire macchie e riportare trasparenza.
Il secondo caso è la presenza di rame. Può arrivare da tubazioni, scambiatori, corrosione di componenti metallici o da prodotti a base di rame usati contro le alghe. Il rame è famoso per macchie e aloni, e in certi casi per tonalità verdastre. Anche qui, sequestrare prima che precipiti è più facile che inseguire macchie dopo.
Il terzo caso è la piscina a sale. Se hai un clorinatore a sale, i metalli disciolti possono precipitare sulla cella durante l’elettrolisi, riducendone efficienza e durata. Alcuni sequestranti vengono proposti proprio come “protezione” anche per questa parte. Non è una garanzia assoluta, ma è una misura prudente se sai di avere metalli in acqua.
Il quarto caso è la linea di galleggiamento e le macchie che compaiono dopo oscillazioni di pH e cloro. Se fai trattamenti intensi, se il pH sale, o se l’acqua è dura, puoi vedere incrostazioni e macchie. Il sequestrante, in questi casi, lavora come prevenzione e come stabilizzante del sistema.
Come capire se hai metalli in acqua senza diventare un laboratorio
Il modo migliore è testare. Esistono test specifici per ferro e rame, e in una gestione piscina “seria” sono un investimento utile, soprattutto se usi acqua di pozzo o se hai avuto macchie in passato. Però esiste anche un approccio pratico, da vita reale: osservare.
Se aggiungi cloro e l’acqua diventa rapidamente marrone o color tè, spesso c’è ferro. Se compaiono macchie rugginose su pareti e fondo, è un indizio. Se compaiono macchie blu-verdi o scure e hai usato prodotti a base di rame o hai componenti metallici che potrebbero corrodersi, il rame è un sospetto. Se noti incrostazioni e acqua “dura” con pH che tende a salire, il quadro può essere misto: metalli e calcare.
Non devi indovinare al 100% per iniziare a lavorare bene. Ma se vuoi scegliere il prodotto più adatto e dosare correttamente, un test dei metalli è la strada più pulita.
Il punto chiave: pH e cloro decidono se il metallo resta in soluzione o macchia
Metalli e chimica della piscina sono una coppia che si sopporta poco. Quando il pH è alto, aumenta la tendenza di alcuni metalli a precipitare e depositarsi. Quando il cloro è molto alto, ossidi più facilmente, e l’ossidazione può trasformare metalli disciolti in forme che macchiano o colorano l’acqua. È per questo che molte guide di manutenzione insistono sul mantenere il pH in un range tipico di piscina, spesso indicato tra 7,2 e 7,6, con valori attorno a 7,4 considerati un buon compromesso tra efficacia del disinfettante e comfort. Anche i riferimenti tecnici per piscine pubbliche e private citano range simili, pur con leggere variazioni.
Quindi, prima di buttare prodotto, controlla pH e disinfettante. Se hai pH alto e metalli in acqua, è molto più facile vedere problemi. Se rimetti il pH in range e usi un sequestrante, giochi la partita nel modo giusto.
Cosa contiene un buon sequestrante: fosfonati e “famiglie” di prodotti
Molti sequestranti efficaci per piscine sono basati su fosfonati, cioè molecole che “legano” metalli e sali. Nelle schede tecniche si incontrano spesso nomi come HEDP (acido etidronico), ATMP e derivati. Sono composti molto usati anche in altri settori del trattamento acqua proprio per la capacità di controllare incrostazioni e complessare metalli.
La cosa importante è capire due implicazioni pratiche. La prima è che questi prodotti funzionano bene come prevenzione e stabilizzazione, soprattutto se dosati correttamente e mantenuti nel tempo. La seconda è che non sono eterni: nel tempo, a contatto con cloro, UV e ossidazione, possono degradarsi. Questo è il motivo per cui quasi tutti i produttori prevedono una dose iniziale e poi una dose di mantenimento settimanale o periodica. Se li usi una volta e poi li dimentichi, potresti ritrovarti con macchie quando fai uno shock o quando il pH sale.
Un altro aspetto che genera discussioni è il tema “fosfati”. Alcuni sequestranti fosfonati, degradandosi, possono contribuire a un aumento dei fosfati in acqua. I fosfati, di per sé, non “creano alghe” se il disinfettante è gestito bene, ma possono rendere più facile la vita alle alghe se la clorazione è borderline. Tradotto: se gestisci la piscina bene, il sequestrante non è il nemico; se gestisci male cloro e pH, qualsiasi nutriente in più peggiora la situazione. È un motivo in più per usare il sequestrante come parte di un sistema, non come sostituto della manutenzione.
Come scegliere il prodotto: non basta leggere “sequestrante metalli”
Per scegliere bene, parti dalla tua situazione.
Se usi acqua di pozzo o hai ferro e manganese, ti conviene un prodotto dichiaratamente adatto a quel tipo di metalli e con buona capacità anticalcare, perché spesso queste acque sono anche dure. Se hai piscina a sale, ha senso scegliere un prodotto compatibile e che dichiari un’azione preventiva su incrostazioni e depositi su impianti, perché la cella soffre i depositi.
Se hai problemi soprattutto di rame, magari legati a corrosione o a prodotti antialga, cerca un sequestrante che menzioni esplicitamente rame e prevenzione macchie su liner e superfici delicate. E qui arriva un dettaglio pratico: alcuni prodotti sono più delicati e “sicuri” per liner e vetroresina, altri sono più aggressivi. Se hai un rivestimento sensibile, meglio un prodotto specifico e non “universale” scelto a caso.
Poi valuta la forma: liquido o polvere. I liquidi sono comodi e si dosano facilmente in mL, i solidi possono essere convenienti in bulk e spesso hanno dosaggi in g/m³. Non è una questione di efficacia assoluta, è una questione di praticità e di concentrazione del prodotto. Un liquido molto concentrato può durare più a parità di litri, e un solido può essere conveniente se hai una piscina grande.
Infine, guarda la chiarezza delle indicazioni. Un buon prodotto ti dice dose iniziale, dose di mantenimento, come distribuire, cosa fare con filtrazione e cosa evitare nei giorni successivi. Se il prodotto è vago, tu diventi il tester, e in piscina non è un gioco divertente.
Dosaggi: perché cambiano tanto e come non sbagliare
Se confronti prodotti diversi, noterai dosaggi molto diversi. Un produttore può suggerire, per esempio, una dose iniziale nell’ordine di 150 mL per 10 m³ e una dose settimanale di mantenimento nell’ordine di 50 mL per 10 m³. Un altro può parlare di 2,5 litri ogni 100 m³ come dose iniziale, che è sempre 250 mL per 10 m³, quindi più alta. Un altro ancora può dosare in grammi per metro cubo e distinguere tra acqua medio-dura e molto dura. Un altro può addirittura legare il dosaggio alla concentrazione di ferro in ppm.
Perché questa differenza? Perché cambiano concentrazione del prodotto, tipo di principio attivo, obiettivo (solo prevenzione o anche “trattamento d’urto”), e condizioni dell’acqua. Quindi l’unica regola veramente sicura è: segui l’etichetta del tuo prodotto e dosalo in base al volume reale della piscina.
Detto questo, c’è una regola di buon senso che vale sempre: se sai di avere acqua molto dura o metalli alti, la dose iniziale tende ad essere più alta e la manutenzione più frequente. E se fai rabbocchi con acqua ricca di metalli, devi considerare una dose proporzionale al rabbocco, altrimenti reintroduci il problema.
Quando e come aggiungerlo: il timing fa la differenza
Il momento migliore per aggiungere un sequestrante è spesso all’avvio stagione, al riempimento o dopo un rabbocco importante, con filtrazione in funzione. In generale, lo versi in acqua con circolazione attiva, vicino alle bocchette di immissione o lungo il perimetro, in modo che si distribuisca rapidamente. Alcuni produttori consigliano di diluire in un secchio d’acqua prima di versare, altri dicono di non diluire. Qui vale la regola della confezione: non inventare.
Un dettaglio utile: se hai metalli in acqua, evita di fare superclorazioni aggressive senza protezione, perché l’ossidazione può far precipitare e macchiare. Alcuni prodotti, quando usati come trattamento intensivo, suggeriscono anche di non eccedere con cloro per un paio di giorni dopo il dosaggio. Non è un dogma universale, ma è un’indicazione che si incontra spesso nelle schede tecniche e che ha una logica: dai tempo al legante di lavorare e non stressare il sistema con ossidazioni estreme.
La filtrazione è parte del processo. Molte indicazioni tecniche suggeriscono filtrazione prolungata, anche 24–48 ore in fase di trattamento, e pulizia del filtro perché il sistema potrebbe trattenere parte delle particelle o dei residui. Se hai un filtro a sabbia, un controlavaggio dopo il trattamento può essere sensato. Se hai un filtro a cartuccia, controlla e pulisci la cartuccia con più frequenza.
Se hai già macchie: il sequestrante basta?
Qui serve una risposta onesta. Se le macchie sono già consolidate, spesso il sequestrante da solo non le elimina. Può aiutare a stabilizzare e a evitare peggioramenti, e in alcuni casi, su macchie leggere e recenti, può contribuire al recupero, ma non è un cancellatore universale.
Per macchie importanti, spesso si usano trattamenti combinati: riduzione del cloro, gestione del pH, uso di sequestrante e, in alcuni casi, un trattamento specifico con riducenti o prodotti per rimozione delle macchie. Dopo la rimozione, il sequestrante diventa essenziale per evitare che la macchia si riformi, perché se i metalli restano in acqua, tornano.
Quindi il modo giusto di leggere il prodotto è: prevenzione e stabilizzazione sempre, aiuto nella gestione delle macchie in alcune situazioni, ma non aspettarti che da solo faccia sparire ruggine vecchia dal liner.
Compatibilità con altri prodotti: cosa evitare e come non creare caos
Il sequestrante è spesso compatibile con antialga e con la normale disinfezione, ma devi evitare di trasformare la piscina in un cocktail. Se aggiungi flocculanti, chiarificanti, alghicidi a base di rame, e poi fai shock, e poi metti sequestrante, puoi creare reazioni e precipitazioni. L’ordine e il timing contano.
In generale, se stai trattando metalli, ti conviene mantenere la chimica semplice: pH in range, cloro stabile, filtrazione costante, e sequestrante secondo dosaggio. Se devi usare flocculante per catturare particelle, fallo seguendo istruzioni e ricordati che il filtro va gestito. Il caos chimico è una delle cause principali di acqua imprevedibile.
Prezzi: quanto costa un sequestrante di metalli per piscina
Il mercato è molto vario, e i prezzi cambiano in base a marca, concentrazione e formato. Però si possono dare range realistici.
Per formati piccoli, da 1 litro o circa 1 kg, molti prodotti per piscine domestiche si trovano spesso in fascia 7–20 euro, con variabilità legata al canale e alla marca. È la fascia tipica delle piscine fuori terra e delle piccole interrate.
Per formati medi, da 5 litri, puoi trovare spesso prezzi nell’ordine di 25–60 euro. Qui la differenza la fa la concentrazione: un 5 litri economico può avere un costo al litro più basso, ma anche un dosaggio più alto; un prodotto più concentrato può costare di più ma durare di più.
Per formati grandi, come taniche da 10 litri, a volte trovi prezzi sorprendentemente bassi su prodotti molto “industriali”, anche intorno a 30 euro per 10 litri in alcuni canali, quindi circa 3 euro al litro. Non significa che siano sempre la scelta migliore: devi guardare dosaggi e compatibilità. Però è utile sapere che esistono opzioni bulk che abbassano molto il costo per litro.
Sui prodotti in polvere o in formati “kg”, trovi spesso prezzi che oscillano parecchio. Un formato da 10 kg può stare intorno a 50–60 euro e oltre, ma anche qui conta la concentrazione e il fatto che alcuni siti espongono prezzi senza includere spese o con logiche B2B.
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Conclusione
Il sequestrante di metalli per piscina è uno strumento di controllo, non una scorciatoia. Funziona quando lo usi per quello che è: un legante che stabilizza ferro, rame, manganese e spesso anche sali che causano incrostazioni, evitando che precipitino e macchino superfici o impianti. La scelta migliore dipende dall’origine dell’acqua, dal tipo di metallo sospetto, dal rivestimento della piscina e dal tuo impianto, soprattutto se hai cloratore a sale.
Se vuoi risultati stabili, integra il sequestrante in una gestione ordinata: pH in range, cloro stabile, filtrazione efficace e dosi di mantenimento regolari, perché molti sequestranti si degradano nel tempo e non restano attivi per sempre. Sul fronte prezzi, puoi muoverti da prodotti piccoli nell’ordine di una decina di euro a taniche bulk molto più convenienti al litro; la scelta sensata è quella che minimizza il costo stagionale, non quella che sembra economica sullo scaffale.